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Cosa succede se si abusa dei massaggi thailandesi? I rischi da conoscere prima delle sedute

📅 21 Agosto 2026✍️ di Andrea Paludi⏱️ 4 min di lettura

Il massaggio thailandese affascina sempre più persone in Italia. Quando torno dalle escursioni in Appennino e i muscoli gridano aiuto, anche io cerco questa soluzione rapida e apparentemente naturale. Ma negli ultimi anni, seguito da vicino come appassionato di benessere, ho notato un fenomeno preoccupante: molti praticano questi massaggi con frequenza eccessiva, pensando che “più è meglio”. La realtà è ben diversa, e ci sono rischi concreti che nessuno racconta.

Quando il massaggio diventa un’abitudine dannosa

Mi è capitato di recente di incontrare Marco, lettore di lunga data, che veniva massaggiato tre volte alla settimana. Convinto di accelerare il recupero muscolare, aveva sviluppato quello che potremmo chiamare “dipendenza da massaggio”. Dopo qualche mese, invece di migliorare, i suoi muscoli erano diventati flaccidi e la mobilità articolare era diminuita.

Il massaggio thailandese, quando praticato correttamente, stimola la circolazione e rilascia le tensioni muscolari. Ma il corpo umano non è una macchina che può essere “riparata” all’infinito senza conseguenze. L’abuso crea veri danni strutturali.

La frequenza ideale dovrebbe essere massimo una o due volte al mese per chi non ha problemi specifici, tre-quattro volte al mese per chi pratica attività fisica intensa come le escursioni montane che conosco bene. Andare oltre significa sottoporre i tessuti molli a uno stress ripetuto che il corpo non riesce a recuperare naturalmente.

I rischi fisici concreti dell’abuso

Quando un tessuto muscolare viene manipolato troppo frequentemente, accadono cose che non si vedono a occhio nudo. Inizia un processo di microtrappi, piccoli strappi che si accumulano nel tempo. Non sono visibili come un infortunio acuto, ma creano infiammazione cronica.

Ho visto persone sviluppare Miosite|miosite – infiammazione muscolare persistente – proprio a causa dei massaggi ripetuti. Il dolore non passa perché la causa non viene rimossa, bensì aggravata. Poi ci sono i danni ai tessuti connettivi: tendini e legamenti, se sottoposti a pressioni eccessive e ripetute, perdono elasticità.

Un altro rischio spesso sottovalutato riguarda le vertebre. Molti massaggiatori thailandesi applicano pressioni forti sulla colonna vertebrale. Se ripetute troppo frequentemente, possono logorare i dischi intervertebrali e causare protrusioni discali. Non è raro che chi abusa del massaggio si ritrovi poi con problemi di schiena che prima non aveva.

C’è anche un aspetto circolatorio. I massaggi aggressivi ripetuti possono irritare le pareti dei vasi sanguigni, specialmente se il massaggiatore non ha competenze anatomiche profonde. Ho sentito di casi in cui si è formata trombosi venosa profonda in persone che praticavano massaggi frequentissimi alle gambe.

Come riconoscere i segnali di allarme

Se dopo un massaggio il dolore persiste oltre 24-48 ore, è il primo campanello d’allarme. Il corpo dovrebbe sentirsi migliore entro due giorni, non peggiore. Se i sintomi peggiorano progressivamente, la frequenza va ridotta immediatamente.

Presta attenzione anche a gonfiori che non regrediscono, lividi frequenti anche dopo pressioni normali, o una sensazione di debolezza muscolare progressiva. Questi segnali indicano che i tessuti sono danneggiati, non rigenerati.

Mi è capitato di consigliare a una lettrice di fermarsi completamente dai massaggi per tre mesi. Aveva iniziato con uno alla settimana e dopo sei mesi poteva a malapena alzare le braccia. Dopo tre mesi di riposo, la situazione è migliorata notevolmente. Questo dimostra che il corpo, se lasciato in pace, sa autoregolarsi.

Le vere alternative al massaggio eccessivo

Se ami il benessere muscolare come lo amo io, devi sapere che il massaggio non è l’unico strumento. L’attività fisica corretta – camminata, nuoto, yoga dolce – stimola il recupero meglio di qualunque manipolazione esterna. Quando scendo dalle montagne dell’Appennino dopo escursioni impegnative, non corro dal massaggiatore: riposo, idrato il corpo, faccio stretching leggero.

Lo stretching post-attività, praticato regolarmente, è uno strumento straordinario e gratuito. Anche l’automassaggio con tecniche corrette, eseguito per pochi minuti al giorno, fornisce risultati superiori al massaggio professionale frequente.

Se hai problematiche specifiche – contracture persistenti, lesioni post-infortunio – allora ha senso un massaggio mirato, ma sempre accompagnato da fisioterapia vera e da riprogrammazione neuromuscolare. Non puoi delegare completamente il tuo benessere a qualcuno che ti manipola per un’ora. È responsabilità tua.

Quando il massaggio serve davvero

Non voglio sconsigliare completamente il massaggio thai. Quando praticato con moderazione e con professionisti competenti, offre benefici reali. Un massaggio ogni 4-6 settimane per sciogliere tensioni specifiche, soprattutto se accompagnato da attività fisica regolare, è ragionevole e benefico.

La Medicina tradizionale cinese|medicina tradizionale da cui nasce il massaggio thai ha millenni di storia. Il problema non è la pratica in sé, ma la mentalità moderna che la trasforma in una soluzione magica per ogni male. Non esiste magia nel benessere, esiste solo coerenza: movimento regolare, riposo, alimentazione consapevole.

La lezione che ho imparato, anche grazie alle mie escursioni in montagna dove il corpo deve bastare a se stesso, è questa: il corpo umano è straordinario quando gli permettiamo di autoregenera. Smettila di cercare soluzioni esterne continue. Cura quello che puoi con il movimento consapevole, e usa i professionisti quando davvero serve, non per abitudine.

Andrea Paludi

Andrea Paludi ha trascorso metà della sua vita esplorando le montagne dell’Appennino centrale dove accompagnava gruppi in escursioni per promuovere attività salutari all’aria aperta. Oggi mette la sua esperienza a disposizione dei lettori per illustrare percorsi verdi, curiosità e benefici del turismo attivo.